Ad aprile Uber ha finito in quattro mesi il budget destinato all’intelligenza artificiale per tutto il 2026. Lo ha raccontato Forbes il 17 maggio. Walmart ha messo in fretta un tetto all’uso dei modelli da parte dei dipendenti; il 18 giugno il New York Times ha scritto che lo stesso hanno fatto Meta, Amazon, AT&T e altre. Circola anche la storia di un’impresa rimasta anonima che avrebbe speso 500 milioni di dollari in un mese solo, e conviene prenderla per quello che è, cioè una voce non verificabile che però nessuno ha smentito. I casi li ha raccolti Andrea Daniele Signorelli in un pezzo per «Guerre di Rete» di fine giugno, da cui prendo anche parte delle cifre che seguono.
Negli stessi mesi il prezzo dell’intelligenza è crollato. Nel 2023 un milione di token elaborati da GPT-4 costava 30 dollari in ingresso e 60 in uscita; a giugno di quest’anno GPT-5.5 ne costava 5 e 30, con prestazioni che nessuno paragonerebbe a quelle di tre anni fa. Una stima citata dallo stesso articolo calcola che fra il 2020 e il 2026 il prezzo medio per token sia sceso di 600 volte. (Token: l’unità in cui questi sistemi spezzettano il testo per lavorarci, qualcosa come tre quarti di parola in inglese, un po’ meno in italiano. Si compra a milioni, come l’energia si compra a kilowattora.)
La spesa aumenta perché il prezzo scende. Il meccanismo ha un nome e l’ho già usato in luglio: è il rimbalzo che William Stanley Jevons descrisse nel 1865 studiando l’andamento dei consumi di carbone. L’aumento di efficienza abbassa il costo marginale di ogni unità consumata, e un fattore che costa meno viene consumato in quantità maggiori di quanto l’efficienza abbia risparmiato. (Costo marginale: quanto costa produrre o consumare un’unità in più, dopo che tutto il resto è già stato pagato.) Un modello che costa un decimo non viene usato un decimo delle volte: viene messo dentro a mille processi in cui prima non conveniva metterlo. Google è passata in un trimestre da 10 a 16 miliardi di token al minuto, come ha detto Sundar Pichai a giugno; l’infrastruttura di OpenAI per gli sviluppatori, fra l’autunno 2025 e la primavera 2026, è salita da 6 a oltre 15 miliardi al minuto.
Il secondo fatto non è tecnico. Nella prima metà di quest’anno OpenAI e Anthropic hanno cambiato le condizioni dei contratti aziendali: dalla tariffa fissa, che comprava l’accesso, alla tariffa a consumo, che compra i token elaborati. Con la tariffa fissa il rischio restava al venditore, perché se il cliente consumava troppo il margine era un problema suo. La tariffa a consumo lo sposta per intero sul compratore, in un momento in cui il consumo cresce da solo: i modelli detti «di ragionamento» spezzano ogni richiesta in più passaggi, e ogni passaggio si paga.
Il risultato si legge nei bilanci di chi vende. Il fatturato trimestrale di Anthropic è passato dai 4,8 miliardi di dollari del primo trimestre 2026 ai 10,9 attesi per il secondo, secondo il Wall Street Journal. Il prezzo di listino scende e i ricavi raddoppiano: sono la stessa operazione vista dai due lati.
Resta da dire perché i prezzi siano scesi, e la risposta non sta nell’efficienza dei processori.
In diciotto mesi il traffico di OpenRouter si è rovesciato. (OpenRouter è il servizio che smista le richieste degli sviluppatori indipendenti verso decine di modelli diversi, chiedendo a ciascuno il suo prezzo: un solo indirizzo, molti fornitori dietro.) A fine 2024 i modelli di origine cinese valevano poco più dell’1 per cento dei token instradati. Nella settimana fra il 9 e il 15 febbraio di quest’anno hanno superato per la prima volta quelli americani. A giugno erano il 46,4 per cento contro il 35,7, su un volume di circa 29.000 miliardi di token a settimana; a luglio i primi cinque modelli per uso erano tutti cinesi, con MiMo di Xiaomi davanti a DeepSeek, MiniMax, Qwen di Alibaba e Kimi di Moonshot.
OpenRouter misura le scelte di chi compra a consumo senza contratto quadro, cioè sviluppatori, piccole imprese, chi sviluppa prototipi; non misura i contratti diretti delle grandi organizzazioni, dove i fornitori americani restano dominanti. Altre rilevazioni con perimetri diversi indicano la stessa direzione con numeri più bassi: Nikkei, il quotidiano economico giapponese, stimava attorno al 15 per cento la quota globale dei modelli cinesi nel novembre 2025, contro l’1 per cento dell’anno prima. Uno studio della RAND Corporation, il centro di ricerca statunitense che lavora anche per il Dipartimento della difesa, la vedeva passare nel gennaio 2026 dal 3 al 13 per cento nei due mesi successivi all’uscita di DeepSeek R1, con più del 10 per cento degli utenti in trenta paesi. Su Hugging Face, il magazzino da cui si scaricano i modelli, i cinesi valgono il 41 per cento degli scaricamenti, e da Qwen sono derivati più modelli che da Google e Meta insieme.
Il divario di prezzo spiega lo spostamento senza bisogno di ipotesi geopolitiche. A giugno DeepSeek V4 Flash costava 0,14 dollari per milione di token in ingresso, GPT-5.5 ne costava 5. Il Wall Street Journal ha riportato il caso di un carico di lavoro identico, costato 4.811 dollari con Claude e 544 con GLM. Rest of World ha stimato circa 10 dollari per un’ora di programmazione affidata a un agente con Claude, contro meno di 50 centesimi con DeepSeek. Chi ha visto la fattura di aprile non ha avuto bisogno di leggere un rapporto per decidere.
Non si tratta però soltanto di prezzo. GLM esce con licenza MIT, Qwen con una licenza di tipo Apache, Kimi a pesi aperti: chiunque può scaricare il modello, farlo girare sui propri server e non pagare niente a nessuno. (Licenza MIT: una delle licenze libere più permissive, che consente di usare, modificare e anche rivendere il software, con il solo obbligo di conservare l’avviso di paternità.) Regalare un bene non è un atto di generosità, è una manovra contro la rendita altrui. Chi non riesce a estrarre reddito dal modello ne distrugge il prezzo, in modo che nessun altro possa estrarlo, e sposta il proprio guadagno dove una posizione ce l’ha: i processori nazionali, il cloud domestico, l’adozione industriale, il peso politico di un paese che diventa lo standard di fatto del mondo che non può permettersi l’America. Dentro la Cina la stessa guerra è più feroce che fuori: a fine maggio Xiaomi ha tagliato fino al 99 per cento il listino dei suoi MiMo per allinearsi a DeepSeek, che a sua volta aveva ridotto di circa il 75 per cento, e a giugno sono arrivati Tencent e MiniMax. Il margine, in quel mercato, tende a zero perché qualcuno, lungimirante, ha deciso che deve tendere a zero.
La risposta americana si legge meglio se si guardano i due estremi insieme. Il 30 luglio OpenAI ha tagliato dell’80 per cento il listino di Luna, il suo modello economico, e ventiquattro ore dopo ha annunciato il superamento del miliardo di utenti attivi. In aprile, però, con GPT-5.5 aveva raddoppiato il listino della linea principale, e a giugno Anthropic ha messo Claude Fable 5 a 10 dollari in ingresso e 50 in uscita, il doppio del modello che sostituiva. La fascia bassa corre verso lo zero, la fascia alta rincara. Non è un mercato che si sta livellando: è un mercato che si sta spaccando in due, e il prezzo racconta dove ciascuno pensa di avere ancora una posizione difendibile.
Il fossato, in inglese moat, è il vantaggio che impedisce ai concorrenti di fare la stessa cosa a parità di condizioni. L’immagine è quella del castello: l’acqua ferma attorno alle mura, il ponte levatoio che si alza quando arrivano gli assedianti, le scorte che decidono quanto dura l’assedio. Il termine viene dalla finanza e lo ha reso corrente Warren Buffett, che lo usa nelle lettere agli azionisti di Berkshire Hathaway dal 1986; nella lettera del 1993 sono i marchi di Coca-Cola e Gillette a scavare il fossato attorno ai rispettivi castelli economici, e all’assemblea del 1995 la formula arriva completa: quello che cerca è «a wide and long-lasting moat around it… protecting a terrific economic castle with an honest lord in charge of the castle».
La metafora dice più di quanto chi la usa voglia dire. Nomina il signore, nomina il castello, nomina gli assedianti; non nomina chi sta fuori dalle mura in tempo di pace, cioè quasi tutti. Nel castello vero il fossato non teneva a distanza soltanto l’esercito nemico, teneva a distanza anche i contadini che lo avevano scavato per corvée. E il ponte levatoio non è solo un congegno difensivo: è un congegno di passaggio, si abbassa quando il signore decide e per chi il signore decide, e in molti casi chi lo attraversava pagava una gabella. Nella Silicon Valley degli anni Dieci il vocabolario feudale è stato adottato senza imbarazzo, dai medesimi che si presentavano come distruttori di rendite.
Un fossato non è una qualità del prodotto: è una condizione che il concorrente non può riprodurre. Un brevetto, una rete di clienti già agganciati, un giacimento, una posizione. Marx lo aveva descritto nella forma più pura nel libro terzo del Capitale, parlando della rendita fondiaria: il proprietario non incassa perché lavora la terra, incassa perché la terra è un bene finito e lui la possiede. Il fossato digitale è il tentativo di fabbricare quella scarsità dove la materia non la fornisce, perché il software si copia a costo zero. Schumpeter chiamava monopolio temporaneo il premio dell’innovatore, e lo considerava transitorio per definizione; tutto il lavoro delle piattaforme consiste nel renderlo permanente.
Per tre anni il fossato è stato il modello: chi aveva i pesi migliori vinceva. I numeri di quest’anno lo hanno prosciugato.
Il fossato però non evapora, trasloca. Trasloca sull’ambiente in cui i modelli girano, cioè il sistema operativo riscritto attorno agli agenti, il runtime, lo stack proprietario di chi vende i processori; e sulla distribuzione, dove un miliardo di utenti attivi è una barriera che nessun taglio di prezzo aggira. Poi c’è il contratto, cioè i costi di uscita: i dati riorganizzati nel formato del fornitore, le integrazioni riscritte, le competenze interne formate su un solo strumento. L’ultimo posto è dentro l’impresa cliente, sotto forma della conoscenza che l’impresa deposita nel sistema mentre lo usa: è il doppio pagamento, perché l’impresa paga il servizio in denaro e lo paga una seconda volta in conoscenza, che resta al fornitore.
Ne esiste anche una specie che non si compra e si legifera. Il 30 gennaio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato in via d’urgenza alle due società cinesi che forniscono DeepSeek di limitare il trattamento dei dati degli utenti italiani, dopo che alla richiesta di informazioni le due società avevano risposto di non operare in Italia e di non ricadere sotto il regolamento europeo. Il 29 aprile di quest’anno la commissione della Camera americana per la sicurezza interna e la commissione ristretta sul Partito comunista cinese hanno aperto un’indagine congiunta e hanno scritto a due imprese: ad Airbnb, che per il servizio clienti usa Qwen, il modello di Alibaba, e ad Anysphere, che fa l’assistente di programmazione Cursor e ha costruito il proprio modello Composer 2 sopra un modello a pesi aperti di Moonshot AI, laboratorio di Pechino (i pesi aperti sono i parametri del modello, che chiunque può scaricare e rimettere in funzione per conto proprio). Nella lettera ad Airbnb i due presidenti riportano che l’impresa ha scelto il modello cinese perché “fast and cheap”. Per un’impresa europea la scelta fra il modello cinese e quello americano non è solo di prezzo: è di residenza dei dati, di legge applicabile e di rischio politico, e queste tre cose il listino non le mostra.
Il 13 agosto 2026 DeepSeek ha pubblicato un listino nuovo, in vigore dal 16 agosto alle 16 UTC, insieme all’annuncio della disponibilità generale di V4-Pro. V4 Flash passa dalla tariffa unica di 0,14 dollari per milione di token in ingresso a 0,22 fuori dalle ore di punta e 0,44 dentro; in uscita da 0,28 a 0,66 e 1,32. Sugli input che riusano un testo già elaborato, e che per questo costavano quasi niente, l’aumento arriva al 1.100 per cento. Le ore di punta sono sette, dall’una alle quattro e dalle sei alle dieci UTC: diciassette ore su ventiquattro restano a metà prezzo, e chi compra dall’Europa paga quasi sempre la tariffa bassa. DeepSeek scrive di volere allocare le risorse in modo più razionale.
Il crollo dei prezzi caratterizza una fase del mercato, non è un regalo permanente. Il ribasso serve a modificare gli equilibri di mercato, e nel frattempo la rendita si ricostituisce a valle. Il ponte levatoio è abbassato, e il pagamento del pedaggio è sospeso, non abolito.
Tre cose si possono fare.
La prima: misurare il costo per task, non per token. Il prezzo per milione di token è l’unico numero che il fornitore comunica ed è l’unico che non dice niente, perché un modello che costa la metà e consuma tre volte tanto è più caro. Il conto si fa su un lavoro reale, ripetuto dieci volte, con la fattura in mano.
La seconda: tenere in casa un modello aperto che gira, anche piccolo, anche se non lo si usa in produzione. Non per risparmiare, ma per sapere che cosa si compra quando si compra, e per avere un prezzo di riserva quando il contratto si rinnova.
La terza: quantificare i costi del porting su un altro modello, prima di firmare il rinnovo di un contratto. Quante giornate di lavoro servono a spostare lo stesso processo su un altro fornitore. Se la risposta non esiste, quella è la misura del fossato in cui si è già dentro; e forse si sta già affogando.
Note
Il caso Uber: Forbes, 17 maggio 2026. I limiti in Meta, Amazon, AT&T: New York Times, 18 giugno 2026. Prezzi di GPT-4 e GPT-5.5, stima del calo di 600 volte, token al minuto di Google e OpenAI: Andrea Daniele Signorelli, L’economia dei token e il vero prezzo dell’intelligenza artificiale, Guerre di Rete, 28 giugno 2026.
Fatturato Anthropic del primo e secondo trimestre 2026: Wall Street Journal, giugno 2026.
Quote di traffico: dati OpenRouter, rilevazioni di febbraio, giugno e luglio 2026. Quota globale al novembre 2025: Nikkei. Passaggio dal 3 al 13 per cento e diffusione per paese: RAND, gennaio 2026. Scaricamenti e modelli derivati: Hugging Face.
Confronti di costo su carichi reali: Wall Street Journal e Rest of World, 2026.
Tagli di listino cinesi di maggio e giugno: rilevazioni della stampa specializzata sui listini pubblici dei fornitori. Il taglio del 30 luglio 2026 riguarda Luna e vale l’80 per cento, da 1,00 e 6,00 dollari per milione di token a 0,20 e 1,20; nello stesso annuncio Terra scende del 20 per cento, da 2,50 e 15,00 a 2,00 e 12,00, e Sol resta a 5,00 e 30,00. Il listino di Claude Fable 5, 10 dollari in ingresso e 50 in uscita, è riscontrato alla fonte primaria il 31 agosto 2026 sulla pagina dei prezzi di Anthropic, platform.claude.com, dove Claude Opus 5 e Claude Opus 4.8 stanno a 5 e 25. Il listino nuovo di DeepSeek è annunciato il 13 agosto 2026 insieme alla disponibilità generale di V4-Pro, su api-docs.deepseek.com, e vale dal 16 agosto alle 16 UTC; le cifre del confronto con il listino precedente sono quelle di Taryn Plumb, DeepSeek raises some V4 prices by more than 10x as AI demand strains capacity, InfoWorld, 13 agosto 2026, e l’annuncio dell’impresa non è stato aperto direttamente. Perimetro: sono i prezzi che DeepSeek pratica sulla propria interfaccia. Sui rivenditori terzi non sono saliti, e il 31 agosto 2026 su OpenRouter V4 Flash si compra ancora fra 0,0679 e 0,14 dollari per milione di token in ingresso.
Le lettere agli azionisti di Berkshire Hathaway sono pubbliche su berkshirehathaway.com. Il fossato vi compare più di venti volte fra il 1986 e il 2016.
W. S. Jevons, The Coal Question, Londra, 1865, cap. VII.
K. Marx, Il capitale, libro terzo, sezione VI.
L’indagine congiunta: comunicato della Commissione per la sicurezza interna della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, 29 aprile 2026, Chairmen Garbarino, Moolenaar Announce Joint Investigation into National Security Risks Posed by PRC AI Models, homeland.house.gov. La presiedono Andrew R. Garbarino, presidente della Commissione per la sicurezza interna, e John Moolenaar, presidente della Commissione ristretta sul Partito comunista cinese. Le due lettere ai vertici di Airbnb e di Anysphere portano la stessa data e sono pubblicate sullo stesso sito; quella ad Airbnb è indirizzata all’amministratore delegato Brian Chesky. Dal comunicato la frase «fast and cheap», che i presidenti attribuiscono a una dichiarazione pubblica dell’impresa, e il rilievo su Composer 2 costruito sopra un modello a pesi aperti di Moonshot AI. Il comunicato richiama inoltre un memorandum dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca del 23 aprile 2026 sulla distillazione dei modelli americani. Riscontrato alla fonte primaria il 26 agosto 2026. Il provvedimento sul servizio DeepSeek: Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento del 30 gennaio 2025, doc. web 10098477, e comunicato stampa Intelligenza artificiale: il Garante privacy blocca DeepSeek, garanteprivacy.it. Riscontrato alla fonte primaria il 27 agosto 2026.
La traduzione del passo di Buffett: «un fossato largo e duraturo attorno a un magnifico castello economico, con un signore onesto a guidarlo». Berkshire Hathaway, assemblea degli azionisti, 1995.

