Questa non è la solita lettera. È il testo conforme di una ricetta di Sloweb, che ho scritto per il sito dell’associazione: stessi fatti, stessa posizione, stesse leve. Sul sito di Sloweb la stessa ricetta si legge nella sua forma illustrata, con la cronologia in grafico e le sei leve una accanto all’altra: https://www.sloweb.org/position-paper/undici-giorni/. Le ricette sono il modo in cui Sloweb prova a rendere praticabile la critica del digitale, e a marzo 2027 EDT ne pubblica una raccolta, «Le Ricette di Sloweb».
Il problema in cifre. Venticinque anni di attività di Autistici/Inventati. Undici giorni fra la decisione statunitense di bollarlo come entità terroristica e la chiusura. Tre intermediari privati a staccare la spina: un registro di domini, un circuito di pagamento, una banca. Nessun provvedimento di un giudice.
Giuseppe vive attivamente la vita del suo quartiere, vivace comunità alla periferia di una grande città. Segue con attenzione l’attività del Comitato dei Cittadini, quando può partecipa alle riunioni nella biblioteca comunale, e partecipa alle iniziative per migliorare le condizioni di vita di quel pezzo di città. Ma da qualche giorno avverte un sottile disagio: quel Comitato non lo informa più, non gli arrivano nella mailing list a cui si è iscritto le lettere dei suoi concittadini che denunciano un malfunzionamento della raccolta dei rifiuti, o il mancato ripristino di un lampione che si è spento. E si chiede: ma cosa è successo? Il Comitato dei Cittadini si è sciolto? E la risposta gli arriva dalle notizie: no, è stato semplicemente imbavagliato, messo a tacere da un potere lunatico lontano migliaia di chilometri, e che formalmente non ha alcun rapporto giuridico con lui.
Quella mailing list, come le caselle di posta, i siti e i blog di migliaia di comitati, sindacati di base, redazioni e associazioni italiane, viveva su Autistici/Inventati, un collettivo che da venticinque anni offriva gratuitamente spazi di rete sottratti alla mercificazione dei dati. Il 26 agosto 2026 l’ufficio sanzioni del Tesoro statunitense ha designato quel collettivo come organizzazione terroristica; il giorno dopo il circuito di pagamento ha sospeso il suo conto; il 28 agosto il registro che amministra i domini «.org», una società privata della Virginia, ha spento il nome autistici.org; il primo settembre la banca ha bloccato in via cautelare il suo conto corrente. Il 6 settembre il collettivo ha annunciato la propria fine, per non esporre a conseguenze penali e finanziarie le persone e i gruppi che ospitava. Sono bastati undici giorni.
Nessuno ha mai deciso di chiudere il Comitato di Giuseppe. Nessuno, a migliaia di chilometri di distanza, sapeva che esistesse.
«Nessun giudice ha deciso nulla. Hanno deciso tre intermediari privati, ciascuno per prudenza, ciascuno per non rischiare; la somma delle loro cautele ha spento un pezzo di società civile italiana.»
Il punto che Giuseppe ha intuito da solo è quello che conta di più: con la società della Virginia non ha mai firmato nulla, e non ha firmato nulla nemmeno il suo Comitato. Un nome di dominio non si compra, si prende in concessione, e la concessione risponde alla legge del paese dove ha sede chi la amministra; lo stesso vale per il conto corrente, per il circuito con cui si raccolgono le donazioni, per lo spazio dove stanno gli archivi. Ogni anello di quella catena appartiene a qualcun altro, e ciascuno di quegli anelli, messo davanti al rischio di una sanzione, sceglie per prima cosa di tutelare sé stesso. In gergo bancario la chiamano riduzione del rischio: nessun ordine, nessun processo, nessuna sentenza; soltanto una serie di decisioni prudenti prese da privati, la cui somma produce il silenzio che Giuseppe ha trovato nella sua casella di posta.
Sloweb chiede che i registri dei domini rispondano a garanzie di terzietà internazionali e che il quadro normativo europeo indichi con chiarezza fin dove arriva la responsabilità di un intermediario tecnico o finanziario; chiede anche che la stessa severità riservata alle piccole realtà associative valga per le grandi aziende tecnologiche, che di responsabilità sistemica continuano a risponderne assai poco. Le sei leve che seguono servono a questo, e servono a una cosa più immediata: mettere ogni comitato, ogni associazione e ogni redazione nella condizione di sapere dove abita e di potersi trasferire per tempo, prima che qualcun altro decida di spegnere la luce.
Le leve di cambiamento
1. Pretendere registri dei domini terzi. I domini «.org» sono amministrati dal Public Interest Registry, società con sede in Virginia, e rispondono quindi alla legge statunitense. Chiediamo che i registri che servono l’Europa rispondano a garanzie di terzietà internazionali, con procedure trasparenti e la possibilità di un ricorso prima dello spegnimento, non dopo.
2. Definire fin dove arriva la responsabilità dell’intermediario. Un registro di domini, un circuito di pagamento e una banca hanno interrotto un servizio senza che nessun giudice lo avesse ordinato. Il quadro normativo europeo deve indicare con chiarezza quando un intermediario tecnico o finanziario può sospendere un rapporto e quando invece deve attendere un provvedimento per farlo.
3. Portare nome, dati e archivi sotto legge europea. Il «.it» è assegnato dal Registro .it, che ha sede a Pisa presso l’Istituto di informatica e telematica del CNR; l’archiviazione deve risiedere su fornitori di cloud europei. La pubblica amministrazione, che custodisce i dati di tutti, dovrebbe dare l’esempio per prima.
4. Rendere reversibile ogni dipendenza. Esportazione periodica della posta, dei siti e delle liste in formati aperti; l’elenco degli iscritti tenuto fuori dalla piattaforma; un secondo canale già acceso e conosciuto. Per un comitato di quartiere, l’elenco della mailing list scaricato ogni mese è la differenza fra un trasloco e uno sfratto.
5. Non dipendere da un solo conto e da un solo circuito. Le donazioni raccolte su più canali, un rapporto bancario di riserva, il bonifico come alternativa sempre disponibile ai circuiti privati di pagamento. Chi vive di piccoli contributi non può permettersi un unico punto di rottura.
6. Mobilitarsi quando capita a qualcun altro. Il caso ha già prodotto un’interrogazione al Parlamento europeo. Le interrogazioni, gli appelli e l’adesione alle organizzazioni che difendono i diritti digitali, da Sloweb a European Digital Rights, sono l’unica misura di sicurezza che non si compra e non si installa.
Undici giorni: come si spegne una comunità
Giorno 0, 26 agosto. L’ufficio sanzioni del Tesoro statunitense designa il collettivo come organizzazione terroristica.
Giorno 1, 27 agosto. Il circuito di pagamento sospende il conto.
Giorno 2, 28 agosto. Il registro dei domini spegne autistici.org.
Giorno 6, 1 settembre. La banca blocca in via cautelare il conto corrente.
Giorno 11, 6 settembre. Il collettivo annuncia lo scioglimento.
Nessuno di questi passaggi è stato preceduto da un provvedimento giudiziario. L’8 settembre l’associazione ha presentato ricorso d’urgenza contro la banca.
Lo sapevi?
Il «.org» non è un bene comune. Lo amministra il Public Interest Registry, società con sede in Virginia, e risponde perciò alla legge statunitense: ogni associazione italiana che registra un «.org» accetta senza saperlo una giurisdizione straniera, e con essa il rischio che una decisione presa a migliaia di chilometri le tolga il nome con cui si presenta al mondo.
Per approfondire
L’inchiesta di Domani, «Autistici/Inventati chiude il progetto», settembre 2026.
L’analisi di Dario Denni, «Autistici Inventati e la nostra finta sovranità digitale e bancaria».
L’intervento di Massimo Durante al Digital Ethics Forum 2020, «Potere computazionale e società algoritmica».

